Non si butta via nulla (o quasi)

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Riciclare gli alimenti, recuperare ciò che avanza dalla tavola per realizzare nuovi piatti e ridurre al minimo sprechi e rifiuti, sono azioni che arrivano dal passato, quando le massaie davano al cibo un grande valore, sia per il sacrificio costato per acquistarlo, sia per una forma mentis che considerava il gettare gli avanzi un delitto.

Poi è arrivato il consumismo, il cibo spazzatura, l’abbondanza, la noncuranza: secondo un rapporto della FAO gli sprechi alimentari costano all’economia mondiale qualcosa come 940 miliardi di dollari all’anno e sono responsabili della produzione annua di 70 miliardi di tonnellate di gas serra (ovvero 8% delle emissioni globali).

Solo nel 2019 nasce finalmente la UFA (Upcycled Food Association), organizzazione no profit con sede a Denver che conta già 70 imprese produttrici di tutto il mondo che realizzano 400 prodotti a partire da cibo e sotto prodotti della filiera alimentare riciclati.

Gli alimenti provengono da ingredienti verificati e sottoposti a standard qualitativi identificabili da apposito marchio, a tutela dei consumatori che, stando ai dati, hanno mostrato di apprezzare.

Qualche esempio?

Maionese vegana fatta con i residui dell’acqua di cottura dei ceci scartata dai produttori di humus, succo di cacao realizzato con i residui della lavorazione del cioccolato per sostenere le comunità equadoregne, snack arricchiti con chicchi di luppolo scartati durante la lavorazione della birra, chips di frutta confezionate usando la polpa residua della produzione dei succhi.

In Italia da tempo si studia lo sviluppo di nuovi prodotti fatti con scarti commestibili, come la Fosan (Fondazione per lo studio degli alimenti e della nutrizione) che collabora con piccole aziende del Lazio per la valorizzazione delle eccedenze (frutta scartata essiccata per farne snack salutari o parti di verdure scartate dai processi industriali utilizzati per dadi vegetali).

Barilla ha dato vita al progetto CartaCrusca, per il recupero della crusca proveniente dalla macinazione dei cereali, da usare come materia prima per la produzione di carta, mentre Lavazza sta studiando il modo di coltivare i funghi commestibili dai fondi di caffè, e Ferrero della nocciola non butta via davvero nulla: i gusci diventano combustibile e la fibra prebiotica che verrebbe scartata, è al centro di una ricerca per le sue proprietà antiossidanti e benefiche per il sistema immunitario.

Stiamo assistendo a una vera rivoluzione, che però a noi piace chiamare evoluzione.

«Il cibo che si butta, è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero»

Papa Francesco